domenica 30 novembre 2014

CURARSI CON L'AGRIMONIA (Curing with agrimony)



AGRIMONIA

Pur essendo stretta parente della rosa, ne è la cugina meno aggraziata. Il giudizio a voi: uno stelo rossastro, volgaruccio e peloso, cosparso di foglie dentellate e villose di un verde banalissimo o tendenti al brunastro. I fiori sono giallastri, piccoli, insignificanti, senza la minima brillantezza, aggrappati allo stelo come lunghe spighe tristemente simili a code di mucche, irte di gancetti che non risparmiano né i nostri abiti, né il pelo delle bestie. 
Riflettiamo però che anche per le piante spesso vale quanto vale per noi uomini, e cioè che l'apparenza non dà sempre la vera misura del valore intrinseco delI'essere.
Detto questo, è indiscutibile che in epoche preistoriche l'uomo riconosceva all'agrimonia eupatoria delle virtù. Ne raccoglieva i frutti e ne sono state rinvenute delle vestigia in scavi di comunità palafitticole. 

Un papiro egizio che risale a ben ventisei secoli prima della nostra era ci dice che l'agrimonia veniva utilizzata per curare gli occhi malati. Dopo non molto tempo Mitridate Eupatore, re del Ponto, famoso nella leggenda per la sua familiarità con droghe e veleni magici, le dette il secondo nome. Il greco Dioscoride prescriveva questa pianta per le sue universali virtù purgative. Un altro illustre medico dell'antichità la raccomandava, in applicazioni esterne, come rimedio sovrano per guarire le ferite subite in battaglia. Santa Ildegarda, donna saggissima del Medio Evo, ravvisava nell'agrimonia il rimedio principe contro febbre e amnesia, e Boerhaave, il grande botanico olandese del XVIII secolo, la prescriveva in gargarismi contro bronchiti e angine.

Per quanto mi riguarda personalmente, ho spesso avuto occasione di verificare le qualità medicamentose della pianta. È leggermente diuretica ed è indicata contro le coliche renali e i dolori dei reni. È un discreto medicamento per curare piaghe o ferite: giova alle ferite da taglio, alle ulcere e alle infiammazioni. 
Come vermifugo è valida, ed è anche un raccomandabile ricostituente generale. 
Ma prima di qualsiasi altra virtù, le attribuisco quella di essere I'erba miracolosa (ammesso di poter parlare di miracoli quando ci riferiamo alle nostre amate erbe) per curare i malanni della bocca e della gola, le afte, le angine e le ulcerazioni del palato e della lingua.

Un notissimo cantante era distrutto: si era accorto che perdeva la voce dopo il terzo brano di ogni spettacolo e aveva degli atroci dolori di gola che nessuna medicina riusciva più a lenire. Gli venne prescritto dieci gargarismi giornalieri di eupatoria come cura di attacco, da ridursi a quattro o cinque dopo quindici giorni come cura di mantenimento. Bene, questo cantante ha superato se stesso nei vocalizzi e mi ha divertito non poco vedere affisso il nome del rimedio fra le quinte di un teatro di varietà qualche tempo dopo...






Raccolta

L'agrimonia eupatoria è diffusa un poco dappertutto, anche se predilige i terreni argillosi, i pascoli poveri, le radure soleggiate e gli argini. Coglietene fiori e foglie in estate e fateli essiccare in un locale ben aerato, all'ombra.


Preparazione e impiego

INFUSO E DECOTTO: mezza manciata di fiori e foglie per un litro d'acqua. Ingerirne da 3 a 5 tazze al giorno come diuretico, vermifugo o ricostituente. 
Per l'aroma e il colore somigliante al vino, I'infuso è abbastanza gradito in alcune zone del nord, dove lo si beve come sostituto del tè. 
Il decotto può essere utile, in uso esterno, per la cura di lesioni.

VINO: quattro manciate di agrimonia essiccata in un litro di vino rosso da far bollire per 5 minuti e poi riposare per un'ora. 
È indicato solo per uso esterno per pulire e medicare piaghe in suppurazione.

GARGARISMI: 2 manciate di fogli,e essiccate in un litro d'acqua che bolliranno fino a che il tutto si sia ridotto di un terzo; aggiungete poi 50 grammi di miele e, possibilmente, una manciata di tiglio e una di salvia. 
Gargarizzarsi molte volte al giorno per curare angine, afte e faringiti.

BAGNI ALLE MANI E PEDILUVI: due manciate di fiori e foglie essiccate in una bacinella contenente acqua caldissima. 
Potete fare le bagnature subito, oppure dopo aver fatto riposare per 12 ore. 
(È consigliabile per curare le emicranie.)


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